ASIDA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Confederazione

Internazionale delle Società

degli Autori e Compositori

 

 

Organizzazione

Mondiale della

Proprietà Intellettuale

 

 

Gruppo Europeo delle

Società degli Autori

e Compositori

 

 

Unesco

 

 

 

 

Diritto d’autore:

dalla Rivoluzione Francese alla realtà virtuale

 

Le origini della proprietà intellettuale

 

L’idea del diritto d’autore (il concetto, cioè, che l’opera dell’ingegno appartiene a chi l’ha creata ed è indipendente dal “corpus” materiale dell’opera stessa), pur senza trovare esplicita formulazione giuridica, era già nota al mondo antico. Ne troviamo tracce in Seneca, che attribuiva dei diritti sui libri tanto al libraio Doro quanto all’autore Cicerone, e negli epigrammi di Marziale rivolti contro i plagiari che si attribuivano meriti inesistenti. Ma la necessità di tutelare le opere artistiche e letterarie venne avvertita solo dopo l’invenzione della stampa che, consentendo la moltiplicazione in copia, dette impulso alla formazione di rilevanti interessi economici connessi alla nascente impresa editoriale. Troviamo infatti un primo esempio di tutela specifica in materia (sia pure sotto forma di semplice “privilegio”, vale a dire di concessione agli editori della facoltà di stampare), soltanto nel secolo decimoquinto a Venezia, da cui si diffuse in Francia e in Inghilterra. E sarà proprio in Inghilterra che verrà per la prima volta esplicitamente affermato un “diritto” dell’autore. Nel 1710 infatti il “Queen Anne Act” concedeva agli autori inglesi la facoltà di autorizzare la pubblicazione delle proprie opere e di opporsi alle contraffazioni, riconoscendo loro il “copyright” o “diritto di copia”. Nel 1777 una decisione del Consiglio del Re di Francia stabiliva che la proprietà dell’opera apparteneva all’autore che poteva trasferirla per contratto all’editore. Ma si trattava, in entrambi i casi, di pronunciamenti che riguardavano il semplice supporto materiale dell’opera a prescindere dagli aspetti più propriamente “immateriali” della proprietà intellettuale.

A partire da quel momento, Pierre-Auguste Caron de Beaumarchais (l’autore del “Barbiere di Siviglia” e della trilogia di Figaro) intraprese una dura battaglia per ottenere una legge che riconoscesse la piena proprietà degli autori sulle opere di loro creazione. Incontrò soprattutto due ostacoli: l’opposizione degli impresari di spettacoli (e dei più importanti attori teatrali) e la disorganizzazione degli autori, del tutto privi di una coscienza di categoria; al punto che Voltaire sostenne che essi sarebbero stati «sempre perdenti perché disuniti». Beaumarchais intraprese dunque un’azione di sensibilizzazione (suo il celebre motto “Unis et libres”: “Uniti e liberi”), additando alle forze politiche ed alla pubblica opinione le vicende di autori di genio condannati alla miseria.

Finalmente, con la legge del 19 luglio 1793, promulgata in Francia in pieno regime rivoluzionario, la Convenzione Nazionale pose le basi della moderna legislazione in materia. Una legge di pochi articoli, ma tanto chiara e moderna da rimanere in vigore nell’ordinamento francese fino al 1957.

Attraverso le invasioni napoleoniche, il diritto d’autore fu quindi introdotto in Italia: una prima legge organica in materia fu promulgata nel 1801 nella Repubblica Cisalpina. Ad essa seguirono, dopo la restaurazione del 1815, altri provvedimenti legislativi in alcuni degli Stati in cui era politicamente divisa la penisola; provvedimenti tuttavia di scarsa utilità, date le troppe frontiere che ne limitavano l’efficacia. Una successiva convenzione del 1840, stipulata fra gli Stati Sardi, il Granducato di Toscana e l’Austria, consentì ad Alessandro Manzoni di promuovere una celebre causa contro l’editore Le Monnier, che aveva riprodotto “I promessi sposi” (nella prima stesura del 1827) senza autorizzazione e senza corrispondere alcun compenso.

La prima legge italiana unitaria sul diritto d’autore segue di poco l’unificazione politica e porta la data del 25 giugno 1865. Essa fu poi tradotta, con qualche modifica, nel testo unico del settembre 1882, rimasto in vigore fino al 1926. Il 1° settembre 1926 fu emanato un nuovo decreto contenente disposizioni sul diritto d’autore, che resterà in vigore fino all’emanazione della legge n. 633 del 22 aprile 1941, tuttora vigente sebbene sottoposta a numerose integrazioni e modifiche.

 

La nascita della SIAE e le convenzioni internazionali

 

L’idea di un sodalizio per tutelare i diritti degli autori sulle opere oggetto di sfruttamento economico fu realizzata a Milano, nel 1882, per iniziativa di alcuni dei maggiori intellettuali ed artisti dell’epoca, tra i quali ricordiamo: Giovanni Verga, Giosuè Carducci, Giuseppe Verdi, Ulrico Hoepli, Marco Praga, Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Edmondo De Amicis, Francesco De Sanctis.

Fu così che nacque la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), che venne poi riconosciuta come ente morale nel 1891. Dopo alcuni decenni di attività, nel 1926 la Società fu trasferita a Roma, mentre la sua funzione di pubblico interesse si andava progressivamente affermando, fino a trovare esplicita formulazione nella legge 633 del 22 aprile 1941 sulla tutela del diritto d’autore.

Nel 1926 la SIAE aderisce alla CISAC (Confédération Internationale des Sociétés d’Auteurs et Compositeurs), una organizzazione internazionale fra Società di autori avente lo scopo di migliorare le legislazioni in materia e di disciplinare i rapporti reciproci attraverso la costituzione di un centro di studio e di documentazione.

Oggi la SIAE è collegata con oltre cento Società di autori di tutto il mondo e provvede alla tutela delle opere degli autori stranieri sul territorio italiano in base alle convenzioni internazionali (vedi in particolare: Convenzione di Berna - Convenzione universale del diritto d'autore).

 

Le prospettive del diritto d’autore

 

Si sarebbe tentati di affermare che, rispetto a due secoli fa, la situazione degli autori sia oggi molto migliorata. Ma sarebbe un’affermazione, per molti versi, impropria. Se infatti Beaumarchais doveva lottare contro l’avidità e la miopia degli impresari parigini, oggi gli autori devono confrontarsi con un’industria culturale sempre più aggressiva e potente. Un’industria che persegue l’obiettivo esclusivo del profitto, senza preoccuparsi di salvaguardare le “fonti creative” da cui è nata e che costituiscono la “materia prima” delle sue produzioni. Il rapido sviluppo delle tecnologie della comunicazione, inoltre, sta imponendo al sistema di produzione e di circolazione delle opere una serie di radicali mutamenti.

L’era dell’immateriale (o della “realtà virtuale”) – come è stata definita la nuova fase legata alla diffusione digitale – si presenta, per gli autori, ricca di opportunità ma anche densa di incognite. Le nuove tecnologie possono contribuire ad una più capillare diffusione delle opere, ma, in assenza di norme adeguate, rischiano di complicarne o addirittura di vanificarne la tutela. Le reti telematiche, in particolare, consentendo di separare i contenuti dell’opera dai supporti materiali – libri, dischi, musicassette – che ne costituivano i tradizionali mezzi di diffusione, stanno rivoluzionando le modalità di fruizione (l’abitudine di scaricare via Internet opere dell’ingegno in violazione del diritto d’autore è, purtroppo, difficile da estirpare, nonostante gli indubbi risultati raggiunti sul piano legale, e non solo). Per di più l’interattività, che consente ai fruitori la possibilità di modificare (o di deformare) l’opera, minaccia direttamente anche i diritti morali degli autori.

Certamente nella complessità determinata dal nuovo scenario elettronico, diviene sempre più insostituibile la gestione collettiva dei diritti da parte delle Società degli autori, le uniche in grado di poter stabilire un confronto con i colossi della comunicazione. In questo momento le Società di autori di tutto il mondo, consapevoli della sfida epocale, si stanno attrezzando per garantire gli autori in rapporto ai nuovi modi di sfruttamento delle opere, battendosi per ottenere un quadro di regole certe che garantiscano la sopravvivenza della proprietà intellettuale nonché l’introduzione di adeguate misure di controllo che assicurino la corretta circolazione delle opere.

 

 

 

 

 

Società Italiana

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